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Educazione Civica

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CAPIRE COME GIRA IL MONDO AL MYCINEM@

30 marzo 2019

Una sala cinematografica al centro della cittadina, che raggiungi in due pedalate o a piedi, anche quando fuori nevica. Un lusso che il tam tam dei tempi moderni, più propensi a dislocate e spersonalizzanti multisale, a Fidenza non ha ancora intaccato. Un luogo dell’anima, lo definirebbe Tonino Guerra, che ha battezzato spazi e li ha disseminati di simboli in quella Pennabilli, la sua terra, che ha reso magica, surreale. E così bella da vivere. Avrebbe dovuto conoscerlo, Tonino, il My Cinema di Fidenza, non gli sarebbe sfuggito nulla della miriade di particolari che lo popolano: vecchi proiettori (anche uno ad arco voltaico e carboncini!), bobine (con 1800 mt di pellicola per ognuno dei due tempi di proiezione), obiettivi ottonati in bella mostra, poltroncine vecchio stile nella sala ristoro… tutto disposto con brio, freschezza, a personalizzare un ambiente con una storia di “cinema fidentino” che non è poi così lontana nel tempo.


Più ancora a Tonino, uomo di sconfinata cultura e poesia spicciola, sarebbe piaciuto lo spirito che anima chi questa sala l’ha fortemente voluta, e il suo adoperarsi per un cinema di qualità, che non significa necessariamente d’essai, ma frutto di scelte ponderate. Sempre di prima visione.
Un lavoro quotidiano di ricerca/valutazione sui film in uscita, le trattative con la distribuzione, l’iter di caricamento del film nella macchina entro il mercoledì. Poi il giovedì, sabato e la domenica la proiezione in quella sala intima che sembra un salotto: 88 comodissime poltroncine in velluto rosso, un grande schermo insonorizzato che ti avvolge a 360° e un’ elevata qualità di proiezione e acustica.
Quello che viene percepito come una piacevole permanenza, tempo di un film, è frutto di un lavoro quotidiano scrupoloso, metodico, soprattutto fatto di scelte.


Bisogna amare per dedicarsi e dedicare tanto tempo, soprattutto quando non è di priorità lavorativa che si tratta, essendoci l’impegno di un’associazione, Fidenza Cultura, che per poter realizzare un sogno, ha integrato le proprie competenze con quelle di un’altra associazione, La notte americana, sobbarcandosi un bell’impegno economico per gli anni a venire.
Un circolo cinematografico con una buona cultura critica e poche competenze tecniche, capitanato da Pietro Capra,  si è incontrato con un’associazione culturale e di servizi con ampie conoscenze tecniche, guidata da Gilberto Berzolla.


Era l’estate del 2001 quando è nato il sodalizio fra le due associazioni con la gestione di Esterno Notte, cinema estivo.
Un grande successo di pubblico con punte da cinema d’altri tempi. Un appuntamento che si è ripresentato puntuale, ad ogni estate a seguire, a riempire dapprima il cortile della scuola De Amicis poi nella corte del Palazzo delle Orsoline.
Ricorda Pietro divertito che in qualche caso, a fronte del tutto esaurito, qualcuno ha avanzato l’idea di andarsi a prendere la sedia a casa (“abito qua vicino”) pur di non perdersi il film!
La felice esperienza di oltre un decennio di cinema estivo ha dato all’organizzazione il coraggio, nel 2011, di adoperarsi per il salvataggio dello storico cinema Cristallo: “qui ho passato la mia infanzia e la mia adolescenza” era il pensiero ricorrente in quei giorni fra i fidentini.


Questo finché, nell’arco di un paio d’anni, l’evoluzione nel mondo del cinema non ha imposto cambiamenti (il passaggio dalla pellicola al digitale richiedeva un nuovo costoso proiettore) che la proprietà ha scelto di non abbracciare, optando per la chiusura del cinema. Ma questo non ha arrestato i soci di Fidenza cultura, sempre più uniti negli intenti, che anzi hanno iniziato una vera e propria crociata per restituire un cinema a Fidenza, come c’è sempre stato.
Ci si chiede, a volte, soprattutto laddove la passione pulsa forte, se ci siano nella vita delle persone episodi o segnali premonitori del loro futuro…
Pietro racconta di quella domenica pomeriggio in cui , bimbo di 7/8 anni, aveva ricevuto qualche soldino dalla mamma per andare al cinema. “Finito il film ho visto che fuori era ancora chiaro così ho deciso di fermarmi per vederlo una seconda volta. E poi una terza, finché non mi ha raggiunto un vicino di casa ammonendomi: tua madre è disperata! Io gli ho risposto che mi mancava da vedere il finale (per la terza volta!)”. Sembra una sequenza dell’indimenticabile Nuovo Cinema Paradiso!


Nella vita di Gilberto invece c’è stata una persona, Daniele Urbanetto, all’epoca collega in Telecom, collaboratore di Salso Film Festival poi presidente della cooperativa Edison di Parma con l’omonimo cinema, che lo ha contagiato. Un passaggio abbastanza naturale il suo, dal service audio luci – coltivato fin dalla gioventù – al cinema.

Lo racconta sempre Gilberto, è stata la bellezza dell’obiettivo anamorfico montato sul proiettore, così particolareggiato da perdercisi nell’osservarlo e così luccicante da sembrare d’oro, a rapirlo. Nel tempo ne ha utilizzati diversi di questi obiettivi, che ancora adesso accarezza con la mano come se fossero volti, e via via che non si usavano più li ha collezionati insieme al prezioso materiale (tra vecchi proiettori, rarissime locandine d’epoca, bobine, pellicole..) rilevato alla chiusura del cinema Cristallo. Nel cuore il desiderio di valorizzarlo, facendone primo o poi un piccolo museo.


Con il fuoco dentro, Pietro, Gilberto e con loro Angelo (Angelo Conforti, indimenticato socio fondatore de La notte americana e critico cinematografico di fondamentale supporto nelle programmazioni del Mycinem@ e del cinema estivo, mancato troppo presto) e non meno Gianluca, Silvana, Silvia, Valentina, Matteo, Francesca…anche dopo la chiusura del Cristallo sono rimasti aggrappati al progetto inseguito da molti anni. Questo mentre davanti ai loro occhi sono sfilati, uno dopo l’altro un paio di progetti importanti, non andati a segno però. Alla fine, tre anni dopo (era il 2017) ha vinto la loro tenacia e l’amministrazione comunale ci ha creduto e ha acconsentito alla creazione di una sala cinematografica nella sala polivalente del Centro Giovanile, accollandosi l’acquisto del proiettore.


“Ci siamo aggiudicati -racconta Gianluca Cremona– il bando e l’onere dell’allestimento: la motivazione superava i timori, neanche questo impegno economico per noi importante ci avrebbe fermato. Di buon grado ci siamo prodigati per togliere la gradinata metallica preesistente con le sedute ribaltabili e disporre comode poltroncine da cinema (queste le abbiamo trovate a Roma) l’installazione di un maxischermo, un’illuminazione differenziata, l’allestimento di una sala di attesa/ristoro… insomma abbiamo fatto tutto il possibile per rendere quello spazio confortevole, fruibile al pubblico. Adesso è un cinema a tutti gli effetti!”


“Ripartire dopo cinque anni di fermo ha significato e significa rieducare la gente a questa presenza a cui si era disabituata. E la fidelizzazione del pubblico, si sa, non arriva dall’oggi al domani ma richiede tanta cura. Io ad esempio mi occupo di raccogliere telefonicamente le prenotazioni, assegnando nel possibile le postazioni preferite, così si può arrivare anche all’ultimo momento, sapendo di non avere problemi” racconta Silvia Barusi.
Pietro, che come Gilberto è proiezionista, è stato coinvolto da Unitre, Università delle Tre Età, per tenere un corso di storia del cinema, di cui aveva la titolarità amico e collega Angelo, e questo porta molti dei partecipanti al corso a diventare frequentatori del cinema.


E’ bello imbattersi nei paraggi del MyCinem@ la domenica pomeriggio e cogliere  sfaccettature, come l’entusiasmo di Maria Paola che descrive questa iniziativa come “qualcosa di molto valido” e aggiunge “non manco mai una domenica, più affezionata di così non potrei. Siamo io, la Rita e l’Ornella e ci prenotiamo sempre”. Poi si gira e intravvedendo Pietro esclama “Lei ha ricevuto i complimenti di tutta la classe perché ha un modo di spiegare molto bello”. Gilberto conferma “In effetti Pietro legge il film in modo particolare. È capace di evidenziare spunti utili anche per noi”.
C’è poi il progetto di coinvolgimento delle scuole, che è un modo per avvicinare i ragazzi, ora molto distratti da alternative come Sky, Netflix ma non solo, alla realtà del cinema. Questo è frutto della forte volontà di Fiammetta Antozzi, socio fondatore di Fidenza Cultura, che – fra le tante iniziative di cui è stata fautrice- si è prodigata a promuovere la settimana della settima arte nelle scuole. Da lì l’impegno di Mycinem@ di proporre, fra marzo e aprile, film culturalmente elevati per gli studenti. Particolarmente riuscita quest’anno anche l’iniziativa per il giorno della Memoria: 1100 ragazzi nell’arco di un paio di settimane hanno visto il film “L’uomo dal cuore di ferro”.
D’altronte, come sostiene Valentina, una delle giovani leve di Fidenza Cultura, “alla fine il cinema è un modo per capire come gira il mondo”.


C’è calore nell’accoglienza al My Cinema, basta che ti affacci alla porta di ingresso, e vieni accolto con un bel saluto. “Mentre attendi in coda il tuo turno non è difficile che una battuta generi un colorito scambio di opinioni fra più persone che si autocoinvolgono. Qui ormai ci si conosce tutti” osserva Silvana Barusi, altra socia in forza di Fidenza Cultura.


Un diffuso piacere che si accosta al beneficio rappresentato dal cinema stesso, che Pietro ama descrivere come “la più potente fabbrica di emozioni, che forse non ti guarisce dai tuoi mali ma per un paio di ore non ci pensi”. E incalza Gilberto:  “Noi di questo ne siamo convinti, ne vediamo il valore per la nostra cittadina. Il cinema solleva, distoglie e fa un po’ del bene. E l’unico modo per tenerlo in vita è andarci. Il cinema va vissuto. Grazie al cielo rispetto allo scorso anno abbiamo riscontrato un sensibile incremento di presenze.  Questo ci fa ben sperare per un futuro”.
La speranza dev’essere la nostra, se appena ci rendiamo conto del valore inestimabile di luoghi e situazioni come questi!

Simona Vitali

 

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UN SENTIMENTO CHE NON SI MISURA A TASSAMETRO

26 maggio 2018

Dicono che il modo più diretto di calarsi in un territorio sia la moto, per la  percezione immediata che ti regala dei profumi e dell’atmosfera di quel contesto.
Per me c’è un altro infallibile modo di entrare in un luogo ed è con il taxi, porta di accesso alle città in cui mi trovo a transitare. Una scelta ben precisa, che continuo a confermare, per la praticità di muovermi senza pensieri ma soprattutto per il piacere di interloquire con chi, nel più o meno breve tratto di strada, dei segreti di quel luogo ne è testimone e custode.


Ho scolpiti nella memoria tanti aneddoti, alcuni esilaranti, tra quelli che ho vissuto e ascoltato raccontare; il colore che mi  accoglie quando scendo al sud;  la gratitudine per aver raccolto, senza margine di errore, buoni consigli, impagabili quando hai poco tempo da spendere e lo devi fare bene o quando vuoi farti un’idea di qualcosa,  dal “per favore si può fermare al volo nella migliore pasticceria lungo questo percorso?” fino  alla richiesta più statistica sulla recente apertura di FICO.
Vi è mai capitato di affrontare con il taxista argomenti improbabili, magari lanciati da lui stesso, sorprendendovi che sappia tenere testa anche a questi? Certo c’è il conducente più loquace e quello meno, ma difficilmente la corsa si rivela arida. Qualcosa regala sempre. A me sinceramente il buonumore.


Ho un’amica che sostiene che non è gita o non è inizio vacanza se non ci si ferma all’Autogrill. Ecco, io non mi sento benvenuta in una città se non mi ci calo con un cicerone d’eccellenza: il taxista.
Ultimamente ho preso il taxi dalla stazione di Bologna direzione FICO. Ho chiacchierato piacevolmente con il taxista, questa volta della sua categoria, del ruolo sociale e mentre parlavo mi è scattata la molla: questa è una bella storia, ne voglio scrivere. Prima di scendere gli ho chiesto i riferimenti per contattarlo. Lui mi ha risposto: “Guardi, ho una struttura alle spalle, un consorzio, ci chiama Cotabo, conta 530 soci ed è il più grande di Bologna, dove lei può trovare risposta a tante domande. Il nostro presidente è una persona aperta, chiami a questo numero e chieda di lui. Poi in sede ci sono sempre taxisti con cui poter scambiar due chiacchiere. Facciamo tante iniziative, pensi che 20 dei nostri mezzi sono dotati di defibrillatori e altrettanti taxisti sono abilitati a utilizzarli. Siamo talmente presenti sul territorio che tante volte arriviamo prima noi del 118, e il tempo in questi casi può salvare la vita.  Per questo è nata l’idea di attrezzarci”.


Taxi dotati di defibrillatori salvavita? Questa è potente: mi sono detta fra me e me e decido di conoscere meglio questa realtà. Mi metto in contatto con Riccardo Carboni, il presidente appunto, e ci diamo appuntamento in sede, una struttura nuovissima in zona fiera di Bologna. Mi viene incontro questo giovane uomo, informale, con gli occhi che sorridono e basta qualche scambio di battute per percepire che la persona ha le idee molto chiare e parecchia determinazione.
“I taxisti sono l’evoluzione dei birocciai: un tempo a Bologna ci si muoveva con le carrozze e i cavalli. –  racconta Carboni – Lo spirito cooperativistico che ha sempre caratterizzato questa città si è manifestato anche nella nostra categoria, per cui 51 anni fa un gruppo di taxisti, con più motivazione di altri, ha deciso di fondare Cotabo, la nostra cooperativa”.


Con grande semplicità e chiarezza mi fa vivere i passaggi salienti, coraggiosi della loro storia: “All’epoca presidente e vicepresidente si sono esposti in prima persona per poter acquisire la prima sede di Cotabo in centro storico, poi con il maturare di certe necessità c’è stato il trasferimento in periferia, che ha consentito di realizzare un distributore di carburante (per comprimere i costi acquisto carburante dei soci) e un’officina ‘casalinga’ (all’epoca i taxisti erano capaci di fare un po’ di tutto) senza, in questo modo, dover andare a cercare servizi esterni. E infine, un paio di anni fa, per necessità di espansione del quartiere fieristico, gli abbiamo ceduto la nostra area e ottenuto quella dove abbiamo costruito l’attuale sede, che ci consente di meglio razionalizzare tutte le nostre esigenze organizzative”.

C’è un dinamismo che si percepisce a pelle in questa “casa dei taxisti” che vanno e vengono nei vari uffici loro di riferimento ma soprattutto, come mi conferma il presidente, la volontà di essere non solo a passo con i tempi ma addirittura precorrerli nell’individuare soluzioni a vantaggio della clientela, attraverso l’utilizzo di una tecnologia sempre più evoluta. Così per chiamare il taxi ognuno può scegliere la modalità più congeniale fra le diverse che Cotabo propone, oltre alla tradizionale chiamata alla centrale radiotaxi. Oppure la possibilità di scaricare gratuitamente un’app che con un solo click ti fa arrivare il taxi dove ti trovi (primi in Italia ad attivare questa applicazione), una modalità di richiesta automatica per chi utilizza spesso il taxi, la possibilità di registrarsi e accedere a un portale dove effettuare le prenotazioni taxi, e poi applicazioni per alberghi, ristoranti, uffici.


Ciò che però sorprende più di tutto è scoprire come Cotabo sia proattiva su Bologna: “Tutte le volte che c’è un’iniziativa in città se possiamo mettere qualcosa di nostro lo facciamo” mi spiega Riccardo Carboni, e mi evidenzia come i taxisti siano molto legati al territorio, che peraltro conoscono in ogni sua piega. Per questo ci tengono non solo a supportare ma a valorizzare le iniziative messe in atto “perché se Bologna viene apprezzata è un vantaggio anche per noi”.
Qualcuno non vedrebbe l’ora di snocciolare elenchi di cose fatte, ma da queste parti non funziona così. O almeno Il presidente non è il tipo che si autocompiace. Piuttosto preferisce ricordare ”lo sforzo di mantenere l’autentico spirito cooperativistico dei soci fondatori, per cui si cerca di fare cose utili e le si fa insieme –  e aggiunge – la nostra è una struttura che eroga dei servizi ma ha anche dei valori”.
Arrivati a questo punto non posso fare a meno di chiedere dell’iniziativa dei defibrillatori in dotazione sui taxi, di cui sono venuta a conoscenza.


“L’idea è partita al nostro interno: una parte dei taxisti già prestava servizio volontario sulle ambulanze. In collaborazione con il 118 abbiamo costruito il programma, l’abbiamo presentato all’assessorato alla sanità di Bologna che lo ha caldeggiato, abbiamo predisposto la formazione e trovato un partner per l’acquisto dei defibrillatori. All’inizio il 118 si interfacciava direttamente con la nostra centrale, poi i taxi sono stati dotati di un’applicazione diretta. Siamo stati i primi in Italia ad attivare un’iniziativa di questo genere”.
Il resto è storia quotidiana da circa tre anni a questa parte con 20 taxi attrezzati e relativi taxisti adeguatamente formati che si muovono su Bologna, pronti a intervenire nel caso risultino i più prossimi alla zona in cui c’è un’emergenza. E quando si parla di infarto è la tempestività dell’intervento che conta: se si arriva sul posto entro due minuti la probabilità che la persona si salvi è altissima, oltre i cinque minuti si rischiano danni permanenti o peggio la vita, mi spiega Francesco Sangiorgi, taxista da 11 anni, che proprio un anno fa ha contribuito la a salvare la vita a un uomo.


“Ero fermo in un posteggio in centro storico – racconta – ed è suonata l’applicazione sul tablet, considerando la vicinanza ho accettato l’incarico, inviando conferma. Arrivato sul posto ho trovato un poliziotto in borghese che aveva attivato i soccorsi e un commerciante della vicina drogheria già alle prese col massaggio cardiaco su un uomo che aveva gli inequivocabili manifestazioni di infarto. A quel punto ho estratto dall’auto il defibrillatore, l’ho attivato e, lavorando in buona sintonia con il droghiere, siamo riusciti a defibrillarlo: alla prima scarica l’uomo ha iniziato a respirare. È poi arrivata l’ambulanza. Avere una rete distribuita di defibrillatori sul territorio aumenta la possibilità di salvare la vita delle persone” riflette Francesco che vive ancora l’emozione del dopo intervento quando, come dice lui, gli si è scaricata l’adrenalina che lo ha fatto letteralmente sbiancare in viso!
Riccardo Carboni mi confida che stanno valutando di implementare di una decina il numero di defibrillatori. E a giudicare da quanto hanno fatto accadere finora non c’è dubbio che riusciranno anche in questo.


Un’altra iniziativa, fra quelle che ho potuto carpire, mi ha colpito particolarmente. L’hanno denominata Taxi Rosa ed è stata attivata tra il 2006 e il 2007, periodo in cui si erano verificate diverse aggressioni nei confronti delle donne sul territorio. In quest’occasione Cotabo ha costituito un fondo e distribuito 100.000 euro di buoni alle donne per incoraggiarle a utilizzare i mezzi di trasporto più sicuri. I taxisti inoltre rivestivano anche il ruolo di controllori rispetto al fatto che le donne raggiungessero le abitazioni (attendevano che entrassero dal portone di casa).
Ho terminato la mia lunga chiacchierata, sono sul taxi in direzione stazione e mi guardo intorno. Rilevo una telecamera affissa al tettuccio (ogni auto ne è dotata, mi viene detto), mi fermo con lo sguardo sugli occhi del taxista riflessi nello specchietto retrovisore e mi chiedo :“i malfidenti dovremmo essere noi?”


Queste persone hanno fedina penale pulita e casellario giudiziale intonso e vanno incontro all’ignoto a ogni corsa. Incrociamo un nugolo di taxi che vanno e vengono. Mi sovviene una considerazione di Carboni sulla pervasività dei taxi: “Esserci è un lavoro ma è anche qualcosa in più, è l’essere parte di una comunità, un sentimento di appartenenza che non si misura a tassametro”.

Simona Vitali

Foto: Archivio Cotabo

 

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E’ SEMPRE STATO COSI’ BIANCO QUESTO LUOGO?

6 maggio 2018

“Ma è sempre stato così bianco questo luogo?” lo chiedo, mentre scorro i titoli all’interno di una minuscola libreria di Peschici, sul Gargano.
Il proprietario, fino a quel momento impegnato nel retrobottega, si affaccia e mi pone nelle mani un piccolo elegante libro dal titolo Peschici con altri occhi, Editore Peschiciana, a cura di Michel’Antonio Piemontese.
“Leggi qui” mi dice, con un’aria tra il distaccato e l’annoiato, come se a quella domanda avesse dovuto rispondere mille volte, aprendomi il libro a pagina 53.
Peschici, dunque, è il posto più orientale ed interessante del Gargano, qui più che altrove, l’influenza saracena ha lasciato le sue tracce nelle belle casette a cupole, che sembrano trapiantate di peso dall’Asia e spiccano di un bianco candido sul meraviglioso verdeazzurro del mare. A fare questa descrizione è Caterine Hooker nel 1927.


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Il SECONDO TEMPO DI UNA VITA

19 marzo 2018

La spiaggia d’inverno ha il sapore di una grande distesa uniforme. Non le file colorate di ombrelloni che segnano il passaggio da un bagno all’altro: solo sabbia. Due immensità, la spiaggia e il mare che, con quell’azzurro grigio che li accomuna, si fondono laggiù nel cielo. Raddoppia l’orizzonte, capace di fare spazio dentro di noi, regalandoci un più profondo respiro di vita, di quelli che ossigenano e puliscono un po’ l’anima, sulla spiagga di Viserba (RN).
Se poi quel tuo vagare libero di pensieri incontra un’altra libertà l’avverte subito, perché qui si è tutti un po’ più nudi. Non ci passa inosservato un levriero tigrato, longilineo ed elegante nel portamento, che arriva lì con il suo padrone. Bastano pochi attimi perché inizi la sua volata con stile e in gran velocità. Curiosamente disegna un grande otto sulla sabbia, lanciando come segnali di un imprinting ancora tutto da scoprire.


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CI SONO GIORNI DA VIVERE SOFFIANDO IN UNA BOLLA DI SAPONE

24 dicembre 2017

“Ci sono giornate che andrebbero vissute soffiando bolle di sapone e mangiando caramelle gommose” (cit. Andrea Crevatin) e altresì ci sono situazioni in cui questa modalità diventa canale di comunicazione preferenziale, linguaggio universale per riuscire ad entrare in relazione con gli altri, in qualunque latitudine del mondo.
Se è vero che ciascuno di noi, nel corso della vita, si dota di un più o meno corposo mazzo di chiavi per entrarci, è anche vero che di una chiave ben precisa si è attrezzato, a un certo punto, Yuri Bussi: il mondo delle bolle di sapone.  Salese del sasso (ovvero originario di Sala Baganza) ma figlio del mondo, conosciuto da grandi e piccini come il bollaio, in arte il Bollaio Matto, ha un percorso di vita costellato di scelte fortemente volute e per niente semplici, che gli hanno richiesto di ingegnarsi in modo inusuale rispetto al comune.


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IO PENSO CHE I BAMBINI SIANO BELLI IN TUTTO IL MONDO

20 dicembre 2017

La geografia del tempo plasma i luoghi e la natura, producendo un paesaggio che ti costringe a fermarti, a rallentare per goderne appieno la bellezza.
Pensavo a questo mentre Fabrizio Banterla mi raccontava le origini del suo storico vivaio, uno dei primi a vedere la luce sul lago di Garda, nel 1921.
“Un secolo fa qui c’erano gelsi che arrivavano fino alle sponde del lago, adatti per la produzione dei bachi da seta, gli ulivi c’erano ma molto più radi. – racconta Fabrizio, che ha preso le redini, insieme ai due fratelli Adriano e Maurizio e al cugino Gianni, dei Vivai Banterla fondati dal nonno Anselmo pochi anni dopo la fine della prima guerra mondiale – Fu mio padre, tra gli anni ’40 e ’50, a introdurre, insieme ad altri agricoltori, le viti e l’ulivo in maniera estensiva, grazie agli incentivi destinati a queste coltivazioni”.


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PIOVE CARTA COME DAL CIELO

12 dicembre 2017

Un negozio colmo di ogni bene, come se fosse il centro smistamento permanente che Santa Lucia e Babbo Natale hanno in condivisione!
È quello che trova il piccolo e grande avventore che mette piede nella Cartoleria Passaparola, sapendo già che ci sarà una buona scelta per qualsiasi cosa cerchi, non uno per tipo ma almeno due o tre varianti.
E la cosa sorprendente è che non siamo in città ma in un ameno paese di poco più di 5000 abitanti, Sala Baganza, sulle colline parmensi,  che, con la sua maestosa Rocca (in cui si sono succeduti i Sanvitale, i Farnese e i Borbone) e il giardino farnesiano, il Casino dei Boschi e la Villa del Ferlaro (voluti  da Maria Luigia), svela un passato importante,  insieme al contributo  di  una natura che qui è stata generosa, tra il verde delle colline e lo scenario dei calanchi.


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IL POPOLO DEI GRAFIRULANTI

20 novembre 2017

“A scuola i bambini si liberano dall’ignoranza, dai pericoli della strada, dalla povertà, dall’isolamento, talvolta dalla solitudine, spesso dalla fame e dalle malattie. Ma è anche il luogo dove possono liberare la loro fantasia, il desiderio di conoscere, la voglia di capire, l’abitudine a stare insieme. Insomma è la strada più sicura per creare cittadini liberi e consapevoli”. Queste parole le ha pronunciate Massimo Bray, direttore generale della Treccani, che pubblica anche quest’anno l’Atlante dell’infanzia a rischio, e mi sono venute sotto gli occhi nel momento in cui terminavo la lettura di un libro per bambini dai 5 agli 8 anni, che un amico mi aveva regalato: I Grafirulanti e lo stato infranto è il titolo e le autrici, Lara Entradi ed Elena Scarpanti, sono maestre elementari, o almeno un tempo si chiamavano così.


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Educazione Civica

RASIGLIA È TUTTA LA MIA VITA, IL SOGNO MIO

13 novembre 2017

“Cosa c’è di più affascinante dell’acqua che scorre fra le case?” ci siamo detti immaginando già il gorgheggiare gioioso di ruscelli e i ponticelli di legno fra le rocce, in quel borgo montano speciale, a 30 km da Foligno, che ha il nome di Rasiglia. Cosa c’è di più bello che deviare un percorso quando i piani erano altri? La vita è sempre pronta a sorprenderci, ma noi dobbiamo lasciarle spazio e anche scegliere di rivedere i nostri programmi, se è il caso.


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Educazione Civica

I SOGNI AUDACI DI ROBERTO CERAUDO

23 ottobre 2017

La linea di confine è sul filo della collina. In fondo il mare, ma lo sguardo, prima che ci arrivi, è distolto dalla cementificazione che ne deturpa la vista. Molto meglio voltarsi verso l’interno dove ci accoglie un paesaggio perfetto, ordinato dalla mano e dalla sapienza di un uomo che, in quarant’anni, si è preso cura degli ulivi, delle viti, ma anche dell’humus sotterraneo e, all’apparenza, invisibile che lo alimenta.


“Qui c’è tutta la mia vita e i miei sogni” ci spiega Roberto Ceraudo, dopo averci portato in trattore a fare un giro nelle sue terre. È un modo originale di accogliere gli ospiti, quello che ha inventato Roberto: li carica sul cassone al tramonto e via, al ritmo lento e disordinato del suo trattore, tra ulivi e vigne, sempre accompagnato dal suo cagnolino che corre alla stessa velocità del mezzo agricolo.


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