Educazione Artistica

QUEL RAFFINATO EQUILIBRIO

12 dicembre 2016

È come entrare nella bottega di Mastro Geppetto, che da un tronco diede vita a un bambino. Il legno ha questa magia, o meglio il legno ha un’anima e, se mai ce ne fosse bisogno, a Venezia basta varcare la soglia di Fondamenta Soranzo della Fornace, al civico 341, per rendersene conto.
Qui i pezzi di tronco non diventano pupazzi, ma dalla grezza crisalide con cui arrivano tra le mani di Saverio Pastor si trasformano in eleganti fórcole; quel braccio particolarissimo che dona fascino e funzionalità alle gondole per agevolarne il ritmo della voga.

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Saverio Pastor è stato, per qualche tempo, l’ultimo dei remer in attività a Venezia, una città che ancora si avvolge nel mistero, nonostante i 30 milioni di turisti che ne attraversano le calli e i sestieri. Eppure è sufficiente uscire dall’itinerario calpestato quotidianamente da milioni di piedi per imbattersi in una Venezia che di storie da raccontare e di mani preziose, come sono quelle dei suoi artigiani che ne preservano l’unicità e la bellezza, ne ha ancora tante.
Una di queste è proprio quella di Saverio Pastor che, nell’anno di grazia 2016, è titolare di uno dei quattro laboratori rimasti a creare le fórcole e mantenere vivo il mestiere di fórcolaio; ed è l’unico ad avere un aiutante, Pietro Meneghini, con lui a bottega da 12 anni.

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Pietro Meneghini

Il suo laboratorio lo si sente dal naso, quell’inconfondibile odore di legno, trucioli e vernice che si avverte passando accanto alle botteghe di falegnameria. Nessuna insegna appariscente, solo una rossa fórcola appoggiata a margine dell’ingresso, lungo la fondamenta che affaccia su uno dei canali che sfociano alla Giudecca.
Non ci siamo arrivati per caso, lo abbiamo cercato dopo aver letto dell’associazione El Felze di cui è presidente, ma la nostra visita non è stata fatta su appuntamento: un artigiano è sempre nella sua bottega, non è detto che abbia tempo da dedicare ad un racconto, ma forti della precedente esperienza con Marisa Convento, l’ultima impiraressa di Venezia che, senza alcun preavviso, ci ha trascinato in un racconto epocale sulla sua passione per le perle veneziane, abbiamo sperato nella stessa reazione. E così è stato. Basta cercare e Venezia si apre nella sua veste migliore e infinita.

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L’ingresso della bottega di Savero Pastor, Fondamenta Soranzo della Fornace, 341

L’ultimo dei remer Saverio Pastor lo è stato, in quel breve lasso di tempo intercorso tra l’interruzione nell’andare a bottega e la chiusura dell’ultima attività dedicata alla produzione di fórcole, portata avanti dal suo maestro: Giuseppe Carli che, racconta Saverio, “per molti mesi ha rifiutato di accogliermi, convinto che non sarei mai stato in grado di imparare per colpa dei miei anni”. A quel tempo ne aveva 18 e questo mestiere, secondo Carli, lo si imparava in giovanissima età.
“Mi prese con sé, ma per nove ore al giorno mi faceva solo tener pulita la bottega. Imparai questo mestiere rubando con l’occhio le scelte dei legni, i movimenti delle mani, la manutenzione degli attrezzi che scandivano le giornate di Giuseppe Carli che considero, ancor oggi che non c’è più, un geniale artigiano” confida Saverio Pastor.
Sono ormai 41 anni che Saverio Pastor fa questo mestiere e ha visto, anno dopo anno, ridursi gli artigiani che lavorano attorno alla creazione di una gondola; per questo ha deciso, insieme ad altri colleghi, di dar vita all’associazione El Felze.
“Lo sai – mi domanda – cosa significa felze? Era la cupola che copriva parte della gondola, per ripararsi, avere un minimo di intimità. Ora non esiste più, ma il significato è ideale per i nostri scopi. Che sono quelli di mantenere un’identità, contarsi e raccontare. Quest’ultima è quella che ci riesce meglio, grazie ai tanti incontri che organizziamo per spiegare le nostre storie, i nostri sogni e le nostre ragioni”.

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Ma quanti siete? Quanti sono i mestieri che contribuiscono a dar vita ad una gondola?
“I mestieri sono molteplici: dagli squerarióli che costruiscono lo scafo ai fondidóri che ricavano i pezzi di ottone, dai battiloro che si occupano delle finiture in oro ai calègheri che creano le scarpe per i gondolieri, solo per citarne alcuni. Siamo rimasti una trentina. Cresciuti e resistenti al moto ondoso”.
Il moto ondoso è quello dell’avvento delle barche a motore che attraversano la laguna, sempre più numerose. “Si è persa un’intera generazione di artigiani con l’arrivo, negli anni ’60, di motoscafi e lance a motore. Oltre a creare un dissesto di cui ancora non si ha piena consapevolezza. – spiega Saverio – Ai palazzi i danni li arrecano le grandi navi da crociera, il cui moto ondoso è sottacqueo, mentre il resto, forse più evidente, avviene in superficie. Ad esempio, a causa di questo, una gondola ora ha un ciclo di vita molto più breve che in passato”.

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Eppure, nonostante tutte le complessità e le difficoltà di mantenere in vita alcuni mestieri, si resiste. Resistono le fórcole, nate dalla raffinatezza dell’arte veneziana, dipinte fin dal XV secolo dal Carpaccio. Resistono nella loro costruzione in legno, senza cedere il passo a nuovi tecnologici materiali: “i legni sono i più svariati, ma sempre leggeri – dall’esotico ramin, al pero, all’acero, al melo –  e non sono mai uguali fórcola e remo. Per evitare una rapida consunzione”.

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Sono sinuose le fórcole, di un’armonia classica, mai completamente uguali a sé stesse – con altezze e snellezze diverse per ogni imbarcazione a remi –  e funzionali a garantire l’equilibrio del vogatore.
Saverio Pastor ne sa qualcosa, avendo acquisito una totale padronanza del lavoro che si esalta, come per tanti mestieri artigiani, nell’azione di vedere e toccare. Basta seguirlo mentre prende in mano il tronco grezzo e comincia ad accarezzarlo, sentendone la superficie e immaginandone la levigazione; oppure quando mostra orgoglioso la sua collezione dei diversi tipi, uno sguardo diverso dedicato ad ogni fórcola uscita dalle sue mani.

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Saverio Pastor

La fórcola, del resto, fa parte inscindibile di quello straordinario gioco di equilibrio che  è racchiuso in una gondola: fianco destro più stretto di quello sinistro, per consentire al vogatore di mantenerne, con il suo peso, la corretta inclinazione; le diverse scanalature dello scalmo per gestire le posizioni del remo in funzione dei passaggi, a volte strettissimi, nei vari canali della città, consentendo al vogatore di guardare sempre avanti.
Un equilibrio che è lo stesso su cui si posa la secolare fragilità di Venezia.

Luigi Franchi
luigifranchi@solobellestorie.it

 

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