Alimentazione

L’ALTRA VENEZIA

14 maggio 2016

È bello perdersi nell’intreccio di calli della Venezia non turistica, l’altra Venezia, che si addentrano fino all’anima di questa splendida città. Se non si hanno destinazioni da raggiungere, e qui davvero non è semplice infilare il percorso giusto!, vale la pena di abbandonarsi a un vagare in libertà.

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Tutto ciò che si incontra lungo la via ha un sapore diverso in quanto inaspettato, l’occhio è più attento perché la percezione è che si innalzi la qualità di ciò che si incontra, tra scorci mozzafiato e particolarissime botteghe.

E quando meno te l’aspetti ti imbatti in qualcosa che ti stupisce e ti fa arrestare il passo. È quanto mi è accaduto recentemente quando, rapita da una vetrina che si affacciava su un laboratorio di pasticceria a vista, mi sono fermata ad osservare.

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Qui un nonno e una giovane ragazza, fianco a fianco, modellavano pasta su un piano di lavoro, mentre se la contavano serenamente. Uno splendido quadretto da cui non riuscivo a staccare gli occhi.
Una piccola insegna recitava “Nono Colussi” e una varietà di dolci tipici veneziani faceva bella mostra in vetrina, in primis invitanti Fugase Veneziane.
Questo mi è bastato per entrare istintivamente nella bottega, senza neanche sapere cosa avrei acquistato. Prima della signora al banco mi ha accolto il brillante saluto del pasticcere all’opera, due occhi azzurri tutto brio, che ha cominciato a fare il cicerone a distanza. Uno spirito e una simpatia inaspettati! Una dovizia di particolari nel raccontare delle sue delizie, che maneggiava con estrema cura. Un orgoglio, di nonno, nel suo sguardo rivolto alla nipote ventenne.

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E’ lei sta prendendo il timone di un’attività che deve continuare. A Venezia questa pasticceria è una piccola istituzione, viene tenuta in gran conto. Fra le altre cose solo qui si utilizza il lievito madre per le Fugase.
Il peggio è passato: c’è stato un tempo in cui Nono Colussi ha rischiato di chiudere definitivamente l’attività. Ha sparso la voce, fatto appelli. Per non abbassare la saracinesca avrebbe trasmesso tutta la sua arte a “qualcuno di buona volontà”, come dice lui. Ma chi si è affacciato si è spaventato per il troppo impegno che questo lavoro comporta. Quando una famiglia è unita è una forza in se stessa. E la forza di continuare è venuta proprio da lì.

Simona Vitali

 

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