Educazione Civica

SPRIGIONIAMO SAPORI

29 marzo 2017

Lavoro vuol dire dignità, lavoro vuol dire portare il pane a casa, lavoro vuol dire amare! Sono parole di Papa Francesco che tornano alla mente durante la conversazione con Giuseppe Giampiccolo, Maria Palazzolo e Giuseppe Di Grandi di fronte ad una serie di piccoli assaggi di croccante e torrone siciliano, nel loro stand a Fa’ la cosa giusta, la fiera del consumo critico e responsabile che si tiene a Milano ogni anno in marzo.

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Loro tre, di formazione completamente diversa, al lavoro ci credono, come etica ma soprattutto come strumento privilegiato da offrire a chi ha sbagliato, per dimostrare che gli errori commessi non sono l’ultimo stadio della vita, che grazie al lavoro si può ricominciare, si può tornare a sperare. Nasce da questa convinzione la loro idea di costituire una cooperativa sociale che dà lavoro ai detenuti.
Sprigioniamo_logoSprigioniamo Sapori è il nome che hanno scelto, chiara e immediata spiegazione di cosa fanno: produzioni di torroni e dolci siciliani, partendo da mandorle e pistacchi, due prodotti simbolo dell’isola.
“Siamo nati nel 2013 – racconta Giuseppe Giampiccolo – da diverse esperienze che ognuno di noi aveva già maturato nell’impegno sociale; sia io che Maria facciamo parte dell’associazione Piccoli Fratelli di Modica, una onlus che si occupa dell’handicap e della salute mentale. Giuseppe di professione fa il tipografo-editore ma è il suo impegno sociale che pulsa più forte. Con noi c’è Andrea Iurato, pasticcere, che si occupa degli aspetti professionali del laboratorio. Siamo la mente, il braccio e il cuore della cooperativa, che da più di due anni si adopera al fine di permettere ai detenuti di lavorare all’interno del laboratorio di pasticceria del carcere di Ragusa”.

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il maestro pasticciere Andrea Iurato

Non c’è il rischio del pietismo o della solidarietà spicciola “compro un torrone e via” nell’approccio dei tre nel raccontare il loro progetto, anzi.
“La valenza sociale del progetto è importante, ma prima deve esserci un miglioramento qualitativo continuo dei nostri prodotti, preparati dai detenuti nel carcere di Ragusa, altrimenti tutto questo non potrebbe durare a lungo”, spiega Giuseppe. Per rafforzare questo obiettivo hanno assunto una pasticciera, Nunzia Giudice, che dopo un periodo di formazione da Andrea Iurato, oggi è a capo del laboratorio interno al carcere.

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“In tre anni abbiamo regolarmente assunto circa una ventina di detenuti che, grazie a questo progetto, hanno potuto beneficiare di uno stipendio da mandare a casa e occupare il tempo in qualcosa di concreto”.
Sembra qualcosa di normale detta così, ma proviamo a immaginare cosa significa superare il tempo vuoto di ore e giorni infiniti, oppure avere, in certi casi per la prima volta, uno stipendio regolare, guadagnato con serietà e impegno.

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“È questa la soddisfazione più grande: produrre all’interno di un’economia carceraria significa coniugare l’attenzione per le materie prime della nostra terra con la possibilità, attraverso un lavoro qualificato e retribuito, di ricostruire un proprio futuro”. Sprigioniamo Sapori fa parte di una rete che, in questi anni, si è sviluppata tra le cooperative e le associazioni che lavorano con i carcerati: FreedHome.
“Tutti insieme siamo in grado di dimostrare la forza riabilitativa del lavoro perché riusciamo a dare continuità ad un progetto che non può che far bene alle persone, capace di instaurare sane relazioni e buone pratiche di economia che non parte dal massimo profitto bensì dalla massima qualità” racconta Giuseppe Di Grandi. Il risultato più tangibile è nell’apertura a Torino del primo negozio dedicato ai prodotti fatti in carcere, dove si possono acquistare le produzioni artigianali delle sedici cooperative aderenti al progetto, compresi i dolci siciliani, anche in versione bio, realizzati nella pasticceria del carcere di Ragusa.

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L’unico limite, per la cooperativa Sprigioniamo Sapori, è posto dai vincoli legislativi che impongono l’assunzione per un periodo massimo di sei mesi per favorire la rotazione: “Questo è il problema più grande perché significa, ogni volta, uno sforzo consistente in termini di formazione e anche la scelta dei dolci da produrre ne deve tener conto, orientandosi verso cose semplici ma non per questo, meno buone”. Anzi, confermiamo noi.
C’è un sogno nel cassetto dei quattro componenti la cooperativa Sprigioniamo Sapori: aprire un laboratorio anche fuori dal carcere, per dare continuità a chi esce di trovare il proprio posto, valorizzando il mestiere che ha imparato, evitando il rischio di bussare inutilmente a troppe porte che farebbero ritornare ogni volontà di riscatto al punto di partenza.
Ci riusciranno Giuseppe, Maria, Andrea e Giuseppe; lo si legge nei loro volti, lo si capisce da come stanno affrontando questa sfida, mettendo al centro la qualità che ti porta a superare il semplice gesto d’acquisto per solidarietà trasformandolo in un sapore che si sprigiona dappertutto.

Luigi Franchi

Sprigioniamo Sapori
Via Giovanni Falcone 78
Ragusa
sprigioniamosapori@gmail.com
www.sprigioniamosapori.it

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