Alimentazione, In Evidenza

TRASPORTATI DAL VENTO DELLA VITA

22 luglio 2018

Arrivare alle quattro di mattina in terra di Sicilia e affrettarsi ad aprire i finestrini dell’auto per respirare i profumi inconfondibili di quei luoghi. Lo hanno fatto per tanti anni, ogni volta che scendevano dal nord per le vacanze estive. Nino e Angela, trasportati dal vento della vita a La Spezia ma con il cuore saldo lì, a Pachino – che gli ha dato i natali e li ha visti ritornare per 25 anni – hanno improntato la loro quotidianità al nord mettendo al primo posto la tradizione, le usanze, le feste, i sapori della loro terra. Una sorta di marchio a fuoco impresso nelle abitudini di ogni giorno.


Non era vigilia di Natale se, anche a La Spezia, a casa Campisi non si facevano le impanate, un piatto unico succulento a base di pasta per la pizza ripiena di sugo di salsiccia e carne di suino, broccoli e cipolletta, che si prepara il giorno prima. E con il sugo avanzato all’indomani, per Natale, era la volta della pasta al forno.
Ma pur seguendo le stesse ricette di famiglia, era spesso nel reperire la materia prima che si andava in crisi perché “si trovavano cilliegini, e non solo quelli, che erano fac-simili  dei nostri, lo sentivo dal profumo” ricorda Angela.


Come una goccia che piano piano scava nella roccia, il tempo che passava rimarcava quella nostalgia di casa dando forma a poco a poco al bisogno di tornare.
Apparentemente non c’era alcun motivo per cambiare, ancora una volta, il corso della propria vita: Angela aveva aperto da anni, insieme a una socia, un centro per l’infanzia per bimbi dai 18 ai 36 mesi, pensato per quelle famiglie che non avevano parenti in appoggio. Nino era in Marina, al reparto incursori, come segretario dell’ammiraglio. Le due figlie, Antonella di 22 anni e Francesca di 16 anni, avevano costruito lì la loro rete di amicizie e relazioni.


“ Il lavoro ci gratificava – racconta Nino – ma il tempo per vivere la nostra famiglia era poco, sempre meno. Così ci siamo decisi a parlare con le nostre figlie per condividere quanto era maturato in noi”. “Nelle nostre intenzioni – incalza Angela – il ritorno a casa l’avremmo affrontato tre anni dopo, tempo di organizzarci con la chiusura dei nostri impegni lavorativi, ma il passaggio che più ci preoccupava era affrontare Antonella e Francesca. Ci manderanno a quel paese, ci siamo detti! Al primo impatto ci hanno chiesto cosa ci eravamo bevuti e si sono chiuse per un giorno nel silenzio”.
“All’indomani a cena – prosegue Nino con nitida memoria – abbiamo affrontato di nuovo la questione specificando che lo scendere non avrebbe significato per loro dovere restare lì e che, come noi abbiamo fatto le nostre scelte, anche loro avrebbero potuto andare dove volevano. Antonella stava finendo l’università e Francesca le scuole superiori”.
“Abbiamo chiesto loro – ricorda Angela – se avessero avuto intenzione di rimanere a La Spezia, per costruire il loro futuro. E la piccola ci ha detto ’no mamma, io devo andare via o per studio o per lavoro’. A quel punto le ho detto ‘quindi se la nostra casa è su o giù cosa cambia?’ Entrambe sono sempre state molto legate a Pachino e alla casetta con l’altalena dove hanno trascorso tante estati serene, in più devono essersi rassicurate al pensiero che se anche fossero scese nessuno le avrebbe trattenute dall’andare via. E così, arrivato il momento, è partita la ‘carovana’ al completo, cane compreso!”


“Di fatto – mi confidano Angela e Nino – mentre noi eravamo intenti a mettere le basi per la nuova vita (per nove mesi siamo stati in affitto mentre ci ristrutturavano la casa), le prime ad ambientarsi al meglio sono state le nostre figlie, grazie anche alle amiche ritrovate. Antonella (la più grande) è entrata come servizio civile alla Misericordia, con le autombulanze, ed è stata subito coinvolta da un gruppo di ragazze che lavoravano lì, nel vivere il luogo con i falò sul mare, le nottate in tenda , la chitarra. Poi ha incontrato Corrado e ha fatto i suoi progetti: si è laureata, sposata, ha avuto un bimbo e insieme a lui hanno scelto di vivere fuori. Si è creato un altro nucleo familiare: loro decideranno cosa fare e dove stare. Francesca è ancora qui, è ben inserita nel tessuto locale e attiva nella Pro Loco, ma se deciderà di farsi un futuro altrove avrà il nostro appoggio e la garanzia che qui per lei, come per la sorella, ci saremo sempre”.


Una volta sistemati, Angela e Nino hanno iniziato a interrogarsi su cosa fare per coltivare relazioni con altre persone, come era loro propensione. “Mi è sempre piaciuto avere amici a casa – confessa Angela – ma il desiderio era di allargare la rete di relazioni, inglobando anche il nostro territorio. Un paio di anni fa sono scesi dal nord due nostri amici i quali ci hanno parlato dell’Home Restaurant, cioè della possibilità di aprire le porte di casa  a nuove persone per condividere abitudini ed esperienze attraverso il più potente dei vettori: il cibo, per consentire loro un’immersione nella vita quotidiana di quel luogo. Ecco che ci si è accesa la lampadina. Ho pensato subito di proporre i piatti della tradizione che ho sempre preservato, valorizzando in questo modo anche i nostri prodotti e la nostra storia”.


C’è un bel porticato nel giardino di Citarella Home Restaurant (il nome deriva dall’area circoscritta su cui sorge l’abitazione): promette già dal primo approccio una fresca brezza, che ritempra anche nelle giornate più calde, e una pace che acquieta. I commensali che si siedono attorno al tavolo non superano i dieci, perché tutti possano interagire nel migliore dei modi.
La convivialità è certamente l’aspetto a cui più si tiene, per questo non ci sono orari prefissati: la cena o il pranzo possono protrarsi a oltranza, se si instaura un piacevole dialogo.

E’ corale il contributo di tutti i membri della famiglia: le cose buone e genuine, perché questa è la caratteristica comune di tutti i piatti di casa Citarella, sono ad opera di Angela, amorevole e materna nel suo modo di porsi, e della mamma Dina, enciclopedia gastronomica vivente e donna di grande manualità. Ci sono ospiti che chiedono espressamente determinati piatti magari semplici e che proprio per questo non trovano facilmente al ristorante.

È vario e articolato il bacino di ricette doc da cui pesca Angela, che assicura di rispettare i procedimenti, proprio come la mamma e prima di lei la nonna le hanno trasmesso. E così di volta in volta propone e alterna  le scacce, le cucche, la caponata, l’insalata di arance, le olive alla stemperata, peperoni arrostiti conditi con olio e limone, le cipolle di Giarratana al forno,  il pane fatto fatto in casa nel forno a legna condito con olio e origano, le polpettine di acciughe fresche al limone, le sarde al beccafico, le seppie alle patate, i ravioli e altro ancora. Ci sono piatti che cura la signora Dina in prima persona: è il caso dei ravioli di ricotta, la cui preparazione è un vero e proprio rito.


A Francesca  il compito di comunicare l’operato delle sue donne e l’ingegno di escogitare giorni dedicati come il raviolo day, come succede per i grandi piatti.
È Dina a spiegare i vari passaggi della ricetta “Il ripieno è bianco, di ricotta, arricchito di un uovo, un po’ di formaggio, pepe, sale e zucchero per bilanciare i sapori. Io li faccio tondi, ma possono essere anche quadrati, e poi li chiudo bene. Quando ho finito, che sono tutti ben disposti sopra il tavolo, apro le finestre di due stanze perché con la corrente si devono un po’ asciugare. Se no si pisciano.
“Si pisciano?” le chiedo divertita. “Vuol dire: si bagnano” risponde pronta Dina!

Angela si raccomanda che io li prepari all’ultimo momento ma io le dico di stare tranquilla che so come fare. I ravioli vengono rigorosamente conditi con sugo di salsiccia”.
Piatto straordinario, che si sta un po’ perdendo. Ma la missione della famiglia Campisi è salvaguardare e continuare a riproporre piatti locali preparati come Dio comanda. Una pagina facebook e l’infallibile passaparola “andate a trovarli se volete fare una serata verace”: un modo di comunicare semplice, senza pretese, ma che premia. Premia con ritorni – come quello di Egisto e della moglie Eva, ormai di famiglia, che ogni anno si presentano puntuali, non dopo aver fatto richiesta delle pietanze preferite.  Ma premia anche con nuovi arrivi, di diversa provenienza ed estrazione – come quelle due sorelle che dopo aver sacrificato i loro anni per la cura dei genitori si sono regalate il viaggio della loro vita.
“Capendo il valore di questo loro viaggio io le ho ringraziate per avermi scelto” dice candidamente Angela. Oppure quella coppia, marito e moglie, lei milanese e lui trentino, che hanno un campeggio ad Aosta, una vita in giro in moto. “Ecco con loro abbiamo iniziato la cena alle 20.30 e siamo rimasti a parlare fino alle due di notte”.


È inevitabile la domanda su chi, a inizio serata, rompa il ghiaccio.
“È una cosa reciproca -spiega Angela – Parto dal presupposto che io sono a casa mia mentre chi viene da me non mi conosce e non sa cosa trova. Quindi l’ospite corre più rischio di me. Quello che io cerco di fare è di mettere i miei ospiti a proprio agio: li invito ad entrare in cucina con me, se gli fa piacere vedere cosa sto preparando. Io sono una casalinga e cucino anche in quel caso come se ne facessi per la mia famiglia. Ho impresso nella mente di una serata con una coppia, marito e moglie, con cui si è parlato piacevolmente per tutta la cena. Alla fine la signora, sedendosi sul divanetto, mi ha chiesto un consiglio per la figlia, che  stava frequentando un ragazzo problematico: ‘Cosa dovrei fare secondo te, Angela?’ e io le ho risposto “niente, le hai già parlato più di una volta. Non insistere. Deve arrivarci da sola”.


Non più di otto anni fa la famiglia Campisi ha rivoluzionato la propria vita per ritornare a quella terra madre, su cui certamente al momento della creazione Dio ha posato il suo sguardo benevolo. La punta orientale estrema della Sicilia ha un fascino tutto suo e in alcune zone raggiunge picchi di bellezza inaudita; la sua terra è prolifica di frutta, verdura e prodotti che sono una naturale induzione alla dieta mediterranea; c’è storia tanta storia impressa nei muri e che si fa catturare nell’aria.


Allontanarsi dal luogo a cui la vita ci ha destinato può significare anche ripensarlo. Far prevalere, e non soffocare, nelle scelte un’insistente voce interiore può rivelarsi spesso la migliore soluzione, cioè quella che asseconda di più la nostra natura. A volte è solo questione di allentare le nostre rigidità, come non uno, bensì quattro componenti di una famiglia hanno dimostrato con la loro scelta. Radicale e, a distanza di anni lo si può dire, giusta!

Simona Vitali

Citarella Home Restaurant
contrada Citarella
96018 Pachino
cell 347 827 8465

Pro Loco Marzamemi
Via Nuova
Marzamemi

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